sabato, marzo 25, 2006

Lento incedere dei dolori

Il cielo cambia colore. Ogni sera, quando vado via, il cielo ha colori nuovi. Viola, e le luci della città lo spaccano come squarci. Sono aghi che lasciano il segno sulla pelle, bruciature nel tessuto, cellule di cielo che spariscono. La mia pelle trasparente perde di consistenza. Ogni giorno, il sangue compresso nelle vene pulsa, un verde che si agita, fa tremare tutto il corpo, vibro di rosso. Ho morso il mio polso tornando a casa. Tra i fari delle auto che scorrono, e il viola che tramuta nella notte - è viola questa notte, sono viola tutte le notti che riesco a vedere- il mio polso pulsa di sangue, la pelle trasparente mostra l'incedere. Penso di essere viva. E amo scoprire domani di non esserlo sola.

venerdì, marzo 24, 2006

la Nannini

Sai
nascono così
fiabe che vorrei
dentro tutti i sogni miei
e le racconterò
per volare in paradisi che non ho
e non è facile restare senza piu' fate da rapire
e non è facile giocare se tu manchi

aria come è dolce nell'aria
scivolare via dalla vita mia
aria respirami il silenzio
Non mi dire addio ma solleva il mondo


portami con te
tra misteri di angeli
e sorrisi demoni
e li trasformerò
in coriandoli di luce tenera
e riuscirò sempre a fuggire dentro colori da scoprire
e riuscirò a sentire ancora quella musica
aria come è dolce nell'aria
scivolare via dalla vita mia
aria respirami il silenzio
non mi dire addio ma solleva il mondo
aria abbracciami
volerò
aria ritornerò nell'aria
che mi porta via dalla vita mia
aria mi lascerò nell'aria
aria com'è dolce nell'aria
scivolare via dalla vita mia
aria mi lascerò nell'aria

domenica, marzo 19, 2006

La stagione dei Baobab

Se c’era anche una minima possibilità che io avessi conservato un tantino di animo buono da qualche parte, dopo l’ondata di sottrazioni, privazioni e dolori a cui mi hanno gentilmente sottoposto nell’ultimo anno, posso definitivamente dire di non avere più nulla capace di provare sensazioni che vadano leggermente oltre quell’empatia affettuosa verso una ristretta cerchia di persone.
Inoltre, considerando quello che accade, io non lo so quale santo mi sta trattenendo. Voi accendete più ceri possibili, affinché chiunque sia continui nella sua pia opera di tenere a bada la parte peggiore di me. E se esiste un dio, pregatelo affinché non mi provochino, perché se si scatena una guerra sarà davvero un massacro.

Alla luce di queste cose, infine, posso ufficialmente annunciare che in concomitanza con l’inzio di una nuova stagione per la mia vita di donna inizia anche una nuova stagione per la coltivazione dei baobab.
Perché resto del parere che è sempre meglio spaccarsi la testa contro un muro che passare il resto della vita a leccare l’intonaco.

lunedì, marzo 06, 2006

Violenza.




Incredibile come possa uno sport, la grinta, la tensione, la frustrazione, trasformarci in violentatori. Era una domenica qualunque, si giocava una partita qualunque, contro una squadra qualunque, la mia avversaria ancora una volta qualunque, si attaccava al mio costume, e con la benevolenza dell'arbitro si districava tra le mie braccia e il mio corpo. Due metri più avanti di me, avanzava tronfia verso la nostra porta, assieme alla sue compagne. I gol entravano e le nostre azioni non si vedevano. Pausa. Esci. Nando fammi entrare. Il cuore che pulsa negli occhi. Aspetto che mi tocchi ancora una volta. Ed è allora che scatta, il nervoso, la tristezza l'orgoglio e la frustrazione, tutto in un gesto, fulmineo, ma efficace, comincia il gioco duro. Solo allora capisce che di me, dopo 3 tempi da 9 minuti a cercare la palla, deve avere paura, perchè ora non cerco più la palla, cerco la sua faccia, faccia che prima mi ha deriso, con giochetti subdoli, e poco sportivi. Prendi il gomito e la giri, dai un calcio e riparti, non più per essere più veloce, ma per farle male. Cosa? Cosa ci fa passare da giocatrici non troppo talentuose, a lottatrici?
Siamo donne dure, giochiamo a pallanuoto, non abbiamo problemi a prenderci a cazzotti, accettiamo il gioco, ma deve vigere il rispetto, è solo quando quello sparisce, che la rabbia se ne esce. Il momento in cui ti senti violentato dentro. E la mia rabbia non è una buona cosa, per chi mi incontra solo per un attimo e per chi mi vive affianco. Uno sport è uno sport, non voglio uscirne da una vasca con questi sentimenti.

venerdì, marzo 03, 2006

Aprite il libro alla pagina dopo

Ho i capelli nuovi di zecca. Questa è una di quelle frasi con cui inizieresti a scrivere un romanzo, che terminerebbe subito dopo averla fatta pronunciare da un personaggio laterale, di cui neanche il lettore più attento si sarebbe mai accorto se non ci fosse stata la parola fine subito dopo (di solito l'ultimo paragrafo prima di "fine" si legge sempre un paio di volte). Sono frasi importanti, di quelle che muovono il motore delle cose, che cambiano i destini, che danno l'epilogo, che aprono porte, che trascinano gli eventi, che creano situazioni. Una frase del genere non puoi dirla ogni giorno. Non puoi nemmeno provarla ogni giorno, non sta in copione, devi per forza improvvisarla. Però sai che è importante, che è la frase decisiva, che poi tutto cambia. Mi sono voltata, con la testa di tre quarti. Dalla finestra poca luce, una mano scosta i ricci dalla guancia destra. Uno sguardo verso il vuoto, le labbra che si socchiudono, un movimento lento del mento, mascelle rilassate, ondeggiano leggeri i riccioli su per la testa, Ho i capelli nuovi di zecca.